Wednesday, August 19, 2009

Gorgeous Monica Belluci Has a New Film


Bellucci talks up new film:

Il suo appartamento di Roma è su un piano alto del quartiere Parioli: luminoso, con una grande terrazza. Ci sono in giro foto di Monica con suo marito Vincent Cassel o di Monica e Deva, quasi 5 anni, la loro figlia. Monica Bellucci, 44 anni, attrice, è alta, porta scarpe con tacco, ha un viso piccolo e una frangia lunga.

Com’è sua figlia Deva?

Ha un carattere più possessivo del mio, ma è molto meglio di me. La possessività fa soffrire nella vita, per questo ha scelto me per aiutarla a smussare questo suo lato.

Non l’ha scelta.

Ci siamo scelte.

Abita con lei?

Sempre, viaggia con me quando lavoro, siamo appena state due mesi a New York, mentre giravo un film con Nicolas Cage, L’apprendista stregone (qui la GALLERY). Parla già tre lingue. Quando avrà 6 anni, dovrò scegliere per lei una base più stabile: Parigi, Londra o New York.

Suo marito Vincent che padre è?

Meraviglioso, e ciò mi rassicura tanto. Vedere Vincent con Deva è stupendo. So che, qualsiasi cosa mi succeda, lui c’è.

Vivete spesso lontani. Non si sente abbandonata?

No, è così da quando ci conosciamo. Fa parte del nostro ritmo di vita. Siamo abituati a non vederci, io sono molto solitaria, ho bisogno di momenti miei per ritrovarmi. Prima vivevo totalmente questa solitudine. Da quando c’è la bambina non più, perché Deva è sempre con me. Però mia figlia è arrivata in un momento in cui la volevo ed è diventata il sole della mia vita.

È vero che ha vissuto passioni distruttive?

Ho vissuto passioni distruttive, ma anche costruttive. Siamo tutti fatti a tasti. Dipende quale tasto viene toccato. C’è il tasto della follia, dell’autodistruzione, della creatività. Ma quando si tocca il tasto sbagliato, posso andare in cortocircuito.

Che cosa le è successo?

Ho avuto rapporti in cui, invece di andare verso qualcosa di positivo, la passione mi faceva andare verso la distruzione. Passione deriva da “pasco“, parola greca che significa soffrire. I francesi hanno l’espressione che spiega la situazione: “je suis tombé amoureux“, sono caduto innamorato. Quando sei preda della passione, sei fuori di te, senza controllo. Se ne esci, e se ne esci viva, ti fa bene. In qualche modo impari tante cose di te: le tue debolezze, quelle brutte, quelle in cui dici una cosa e ne fai un’altra, quelle in cui razionalmente capisci che devi scappare a gambe levate perché stai andando verso qualcosa che per te è tutto sbagliato e invece continui a stare lì. Sei in una situazione di schizofrenia tra la parte razionale e la parte emotiva, è pericolosissimo, una specie di droga. Il tuo corpo e la tua emotività sono legati a un’altra persona, vivi in funzione sua. È terribile. Terribile e meraviglioso. L’importante è uscirne viva. Dopo impari ad avere compassione per te stessa in quanto essere umano con le sue fragilità. Diventi più tollerante verso tutti perché hai visto le tue, di debolezze.

Qual è stato il buco nero in cui è caduta?

La perdita di me. Quando la tua vita non è più in funzione di te in modo razionale, ma in funzione di qualcosa che ti ossessiona, vai in cortocircuito. Uno stato come di malattia, in cui ero in bilico tra la vita e la morte. Mi sentivo morire nel momento in cui questa persona era assente, vivevo in funzione sua, ero schiava d’amore.

Come è uscita da questa dipendenza?

Non è successo una volta sola. Comunque da una relazione una volta sono fuggita io, un’altra volta la vita mi ha diviso da questa persona e la distanza ha fatto sì che potessi liberarmi. Ma sempre mi si è aperto un mondo ed è per questo che gli uomini sono importanti per me. Ho imparato tanto attraverso loro. Amare vuol dire uscire da te, mettersi in uno stato di non protezione.

Vincent l’ha guarita? È stato l’amore sano?

Uno degli amori sani, ma ci sono stati anche amori sani da cui sono fuggita. La mia fortuna è avere avuto mia figlia in un momento in cui ho avuto tanto dalla vita, con alle spalle storie che mi hanno permesso di capire meglio chi fossi. Ho avuto relazioni diversissime. Non una o due, molte di più. Storie in cui mi sono annoiata benché andasse tutto bene, uomini che mi davano tutto quello che un uomo ti può dare: erano belli, generosi, però me ne sono andata.

Perché? Si stancava?

Perché ogni storia è a parte. Sono contenta che mia figlia sia arrivata nel momento in cui sono diventata una donna adulta, pronta alla calma necessaria per avere un figlio: quella forma di devozione, di amore, di pace che ci vuole per essere madre.

Vincent la protegge?

Anche se è estremamente indipendente e ha la sua vita, stiamo lunghi periodi senza vederci, lui lavora e io lavoro, so che umanamente c’è. È la persona con cui sto, ma è anche un amico, si prende cura di me, protegge mia figlia. Ma è una relazione sempre sul filo del rasoio, so che può finire in qualsiasi momento.

Il suo rapporto con Vincent non è mai stato distruttivo?

Quella con Vincent è una relazione che dura da 14 anni, una passione fatta di luce. Ci sono passioni fatte di luce e altre fatte di buio. La passione fatta di luce interagisce con la realtà, anche con le cose pratiche, come poter formare una famiglia, l’amore, il rispetto, la razionalità e soprattutto avere un’idea reale della persona con cui stai, non una proiezione.
In un’intervista ha detto che vuole vivere, ha lavorato talmente tanto…
Per me vivere è anche lavorare. Non ho mai fatto una divisione tra lavoro e vita, il mio lavoro non è un obbligo, ma un piacere. Mi permette di lavorare quando mi va, se mi va e con chi mi va. È una creazione continua, una forma di passione, un’altra esternazione di me.

Non vive il dissidio delle madri che lavorano? Il senso di colpa di non essere sempre con sua figlia?

Per ora no, faccio un lavoro da gitana, ma mia figlia viene con me ovunque. Quando frequenterà la scuola, dovrò organizzarmi una base. E quando dovrò viaggiare per un film porterò con me anche un professore.

Che cosa vorrebbe da lei sua figlia?

Fino a poco tempo fa non aveva neanche idea che lavorassi. Suo padre le chiese: “Che cosa fa papà?”. E lei: “Papà fa l’attore”. E la mamma? “La mamma è una mamma”. A me quella cosa è piaciuta tanto. “Anch’io voglio essere una mamma” mi dice sempre.

Vorrebbe un altro figlio?

Ho già Deva, il mio lato materno è appagato, ma se arrivasse un altro figlio sarei contenta.

Farebbe mai figli, come l’attrice Sarah Jessica Parker, con utero in affitto e ovodonazione?

Non mi esprimo, per le donne la maternità è un fatto troppo personale.
L’attrice Rachel Weisz sostiene che il botox dovrebbe essere vietato agli attori, perché ne congela l’espressività.

Che cosa ne pensa?

È un argomento legato a come ti senti dentro di te. Io non mi sono mai fatta il botox, perché non sono ancora ossessionata dal tempo che passa. Sono più ossessionata dalla vecchiaia, dalla malattia o dalla morte.

Come si sente nel suo corpo che, con l’età, cambia?

Oggi sento di poter sopportare i miei difetti, ma non so se sarà lo stesso tra 10 anni.
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